No, non è la BBC, questa è la Rai, la Rai tivvù
Ieri sera ho visto il primo episodio di Call the midwife e poi ho provato a immaginarne una versione italiana, Chiama l’ostetrica, generata non creata dalla mente di Teodosio Losito, con Manuela Arcuri nel ruolo dell’ostetrica e Gabriel Garko in quello della puerpera. Sì, Gabriel Garko. Vorrete mica non ci sia Garko in una fiction di Losito? Ovviamente gli episodi, anziché durare sessanta minuti ne dureranno centoventi, pubblicità esclusa.
Dopo c’era l’ultimo, bellissimo episodio della seconda stagione di Sherlock (se non l’avete visto peggio per voi), e ho di nuovo provato a immaginare cosa succederebbe se, anziché a Mark Gatiss e Steven Moffat, la versione nostrana fosse interamente affidata alle amorevoli cure di Neri Parenti: Scerlòcco è Ricky Memphis, e Massimo Boldi fa il perfido Mortaccy. Il fido Uozzon è Fabio De Luigi, e Maicroft, il fratello maggiore di Scerlòcco, non potrebbe essere altri se non Claudio Amendola.
Ma passiamo a Torchwood: l’equivalente italico, Torthciod (*), si occupa di recuperare residuati bellici alieni sulla Salerno-Reggio Calabria, usando stratagemmi ingegnosissimi
(per esempio l’infallibile sorpasso sulla destra nella corsia di emergenza) per non rimanere imbottigliati nel traffico. Lì dove non arrivano i Carabinieri e quelli di Distretto di Polizia arrivano gli eroi del Torthciod, guidati dall’immortale Capitan Gec Arcnes, interpretato da un intensissimo Raoul Bova.
E, insomma, ci siamo capiti.
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(*) d’altronde, se Torchwood è l’anagramma di Doctor Who, mi pare evidente che nella terra dei ca(l)chi Torthciod sia l’anagramma di Dottor Chi. E no, non voglio pensare a come sarebbe una versione italiana di DW, ché non ce lo vedo proprio il Dottore a viaggiare nello spazio-tempo in un buzzicotto verde scuro della Polizia Municipale di Roma Capitale.