May 17th, 2012

The last dance.

May 17th, 2012

Well, you’ve seen all the clues: have you got it? I think I do. Now, the important thing to remember, besides the surname, is the shape of the nose. Have you got it now? I hope so.

Lunedì scorso è comparso nella mia TV un canale nuovo — si chiama Giallo e trasmette solo film e serie con «indagini, crimini da risolvere, inchieste giudiziarie, investigazioni poliziesche, eventi misteriosi». Insomma, la dddroga per me. Hanno riesumato pure il sottovalutato Keen Eddie, li lovvo tantissimo.

(volevo però rassicurare Carlo Freccero: Rai 4 resterà sempre e comunque il mio canale preferito. Però, per esempio, quando Rai 4 trasmette Streghe io giro su Giallo, spero non se ne abbia a male, ché le sorelle Halliwell proprio non le reggo più. Peace & love.)

E quindi, grazie a Giallo, stamattina ho fatto colazione guardando Ellery Queen:

Ora devo fare una confessione: fino all’altroieri mica avevo capito che Tim Hutton fosse il figlio della buonanima di Jim Hutton.

Dice: hanno lo stesso cognome, un dubbio te poteva pure veni’.

Rispondo: ma secondo voi io mi accorgo che due persone abbiano lo stesso cognome così, senza che ci sia un’insegna luminosa lampeggiante che mi indichi la bizzarra coincidenza? Io noto sempre le cose più assurde, mai quelle più ovvie. E’ per questo che il facepalm è il mio migliore amico.

Besides, l’ultima volta che avevo visto un episodio di Ellery Queen avrò avuto dodici anni.

Dice: eh, ma a parte il cognome, se somigliano pure parecchio!

Rispondo: ma infatti. Guardavo e dicevo «ma che cosa strana, non ci avevo mai fatto caso, Ellery Queen ha il naso identico a quello di Nathan Ford, incredibile».

No, ma giura! Indovina perché, volpe.

Jim & Tim Hutton

May 15th, 2012

tuttattaccate, L’anno ventuno

tuttattaccate - L'anno ventuno

tuttattaccate - L'anno ventuno

A Viterbo ce stanno li matti, poi ce sta l’Antoniozzi, quello con l’articolo determinativo davanti al cognome, e pure queste tipe qua tuttattaccate.

Me le ha fatte conoscere proprio l’Antoniozzi, che per me è garanzia di qualità come se avessero stampigliato sopra il marchio ISO 9000.

Hanno pure la chitarrina come Amanda Palmer (vabbè, lei ha proprio l’ukulele, ma l’ho nominata soltanto per farle ascoltare ad Antonio. Anto’, me stai a senti’ pe’ ‘na volta?), però sono pettinate meglio — non che ci voglia molto, visto che Amanda Palmer si pettina con i petardi. E si disegna le sopracciglia con l’uniposca. E non si depila le ascelle.

But I digress.

Ecco come si presentano loro, con un comunicato fresco fresco di Facebook:

Dal cuore di Viterbo prendono voce le Tuttattaccate, un trio composto di sole donne, giovani ma non troppo, mature ma non troppo, affascinanti, buffe e curiose. Per i loro brani le musicanti Francesca Occhiogrosso, Emilia Olivieri e Barbara Ruggiero, prendono spunto dalla “città” nel suo brulicare più popolare, dai quartieri, dai momenti quotidiani rubati alla fretta della gente, dalle grida tra i vicoli.

Il potpourrì generato da queste suggestioni, diventa musica e parole con ritmi trascinanti e inebrianti grazie ai molteplici generi a cui attingono che sconfinano dallo stornello al rock, dalla bossanova allo ska.

L’idea nasce per gioco, in una serata di chiacchiere tra lavoratrici precarie, dettaglio determinante in questa tutt’altro che anacronistica storia, strimpellando accordi ispirati al quartiere nel quale abitano, Pianoscarano, nel pieno centro medievale della città “che trasuda musicalità e bellezza da ogni sanpietrino” come loro stesse raccontano. “L’ispirazione è poi continuata ascoltando le storie della gente, i racconti in strada. La leggerezza è l’altra grande musa ispiratrice, che, come diceva Italo Calvino, non è superficialità, ma conoscenza profonda della fisicità del mondo”. E continuano: “La condizione di perenne precarietà che ha attraversato la nostra generazione ci ha insegnato che i fatti tragicomici di questa vita vanno sdrammatizzati, e la nostra musica è il mezzo con cui esorcizziamo la realtà.”

Cantautorato paesistico eclettico, così amano definirsi. Tre voci, tre anime che sanno addomesticare i più bizzarri strumenti musicali. Filastrocche, ritornelli che arrivano come memorabilia alle orecchie e al cuore degli spettatori ipnotizzati dalla loro allegria, frammenti di passato e futuro, di amarezza e dolcezza che si fondono e si confondono nella loro travolgente originalità.

PER ASCOLTARLE
I brani sono scaricabili gratuitamente dal sito http://tuttattaccate.bandcamp.com/

PER SEGUIRLE
Facebook: Tuttattaccate http://www.facebook.com/pages/Tuttattaccate/294581610591902

PER SCRITTURARLE
tuttattaccate@gmail.com

PER INTERVISTARLE
vania.ribeca@studiomun.it

Tracklist:

  1. Bluescarano
  2. Decore urbano
  3. Aurelia
  4. Franz
  5. Luglio complessa

Ascoltatele. Seguitele. Scritturatele (soprattutto). Intervistatele.

May 14th, 2012

Quel guardo il cavaliere

We’ve been calling him «Sir Tony» for a few months, now, as he was awarded a knighthood in the New Year Honours earlier this year, yet Sir Antonio Pappano will be actually, officially knighted tomorrow during a ceremony at Buckingham Palace. Rejoice! Congrats! High fives!

(by the way, last week he was awarded the honour of Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, too — maybe that doesn’t appeal to non-Italians as much as being called «Sir», but that’s ace all the same, you know. Yay!)

According to Intermezzo, his mum, signora Maria Carmela, is his number one fan — proof is this pic of all the memorabilia she collected and proudly has on display in her home, as it was shown on a Connecticut newspaper:

I’m in no way trying to outdo her (never, ever try and do that to an Italian mum!), of course, but I was wondering: has she got a Tonino Pappanino in her collection, too?

Because I have that:

May 11th, 2012

Opera Lirica Italiana: CPI percorso UNESCO

Cari amici, colleghi e appassionati d’Opera,

come forse saprete, dal 17 Ottobre 2003 l’UNESCO ha lanciato il programma chiamato “Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”, con il fine di sostenere e tutelare pratiche sociali, riti, feste, conoscenze, artigianato, tradizioni ed espressioni orali ed arti dello spettacolo.

20120509-095200.jpgCPI ha dunque pensato di farsi promotore dell’inizativa di includere nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità l’opera lirica italiana.

Ci è sembrato ovvio e imprescindibile che nel catalogo dei beni da tutelare da parte dell’UNESCO debba necessariamente apparire questa forma d’arte: perché invenzione italiana, perché sorgente e catalizzatore di tutte le altre forme d’Opera, perché linguaggio della nostra Nazione prima che questa si formasse, perché principale veicolo di diffusione e insegnamento della nostra cultura e della nostra lingua, perché capillarmente nel mondo è esperienza aggregante e formativa, perché fucina di conoscenze orali e manuali, perché laboratorio costante di tradizione e rinnovamento allo stesso tempo.

L’Opera Lirica Italiana rientra pienamente nel progetto UNESCO, soprattutto laddove si specifica “si intendono per patrimonio culturale immateriale pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana“.

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May 10th, 2012

The bald and the beautiful

Marketing people can be evil. Proof is the freebie that goes along with the current issue of “A”, which has Luca Zingaretti on its cover: a shampoo.

May 9th, 2012

Scerlòcco, ovvero: il poco elementare problema della concordanza tra location e cast

C’è gente che gioca al fantacalcio, io invece spesso gioco al fantacasting, che secondo me è molto più divertente. Tempo fa, per esempio, avevo ipotizzato una tanto fantomatica quanto mostruosa trasposizione italiana di Sherlock:

cosa succederebbe se, anziché a Mark Gatiss e Steven Moffat, la versione nostrana fosse interamente affidata alle amorevoli cure di Neri Parenti: Scerlòcco è Ricky Memphis, e Massimo Boldi fa il perfido Mortaccy. Il fido Uozzon è Fabio De Luigi, e Maicroft, il fratello maggiore di Scerlòcco, non potrebbe essere altri se non Claudio Amendola.

Ieri mi sono resa conto che con il cast proposto ci sarebbero sicuramente dei problemi di carattere — come dire — linguistico, specialmente perché considerando la lievissima inflessione dialettale che contraddistingue entrambi, dove volete far vivere Ricky Memphis e Claudio Amendola se non a Roma? Mi si è manifestato lo spettro di uno Sherlock che indaga alla Garbatella e ho avuto tanta paura. E poi, ricordando al gentile pubblico la schermata originale dei titoli di testa

sherlock

mi sono anche resa conto che l’equivalente all’amatriciana del panorama di Londra con la ruota panoramica, il Big Ben, gli edifici alti della city e tutto il resto risulterebbe essere una cosa simile:

C’è Monte Mario sullo sfondo e poi una distesa di tetti e cupole di chiese (San Pietro escluso, sta nella direzione opposta a questa inquadratura). Via della Panetteria 221/b è proprio lì in mezzo, dietro al Pantheon, tra il Quirinale e la fontana di Trevi.

Sentite anche voi lo stridore? Sentite anche voi l’effetto Rugantino che canta Roma nun fa’ la stupida stasera in agguato dietro l’angolo mentre Scerlocco fa lo scan? Io sì.

Per cui ho pensato che per ovviare questo inconveniente ci potremmo spostare in una città un po’ meno macheccefréga-macheccempòrta, una città un po’ meno parapaponziponzipò, una città con almeno qualche spigolo in più nello skyline urbano, qualsiasi cosa questo significhi. E, neanche a farlo apposta, mentre lo pensavo Elena ha postato su twitter una foto del panorama di Milano, che nel giro di qualche minuto è diventata questo:

scerlocco_milano

Molto meglio, vero? Manca il London Eye, ma c’è la Madunina, per cui siamo pari — più o meno, dai.

Adesso però abbiamo il problema inverso: non possiamo tenere Ricky Memphis e Claudio Amendola come Scerlocco e Maicroft a Milano, a meno di non voler fare il bis de I Mitici, o di non voler sposare la scelta drammatico-stilistica di Una grande famiglia, ottenendo in cambio quelle vocali aperte e chiuse a caso tipiche degli attori provenienti da qualsiasi luogo al di sotto della linea gotica che tentano di interpretare gente nata e vissuta al di sopra della medesima. E no, noi (pluralis maiestatis) non lo vogliamo.

Perciò, in un raptus di rimpasto selvaggio del cast, ho deciso che Amendola può fare l’ispettore Pe’strada, un funzionario della polizia trasferito da Roma a Milano, tanto sappiamo già che sa fare il poliziotto; a Ricky Memphis affidiamo il ruolo del perfido Mortaccy, lo vedo bene a fare lo psicopatico; Marina Massironi sarebbe un’ottima Molly-capsule-molli; Uozzon è sempre Fabio de Luigi, il quale, almeno, non è nato a Roma; e Maicroft potrebbe essere interpretato da Tullio Solenghi, così, per dispetto, per espiare la colpa di non sapere che faccia abbia David Byrne. A chi interpreterebbe Irene Adler devo pensarci bene, forse dovrei consultare gli archivi del #CNAI, ma per ora diciamo Anita Caprioli.

(sì, ho eliminato Massimo Boldi, non so cosa fargli fare. Se avete suggerimenti fatemi sapere. Ma non vi accalcate, eh.)

Adesso non ci rimane che trovare uno con una bella voce, senza enfisema e con una dizione decente, senza inflessioni dialettali e birignao vari, sufficientemente alto e slanciato da poter portare un Millford di Belstaff con disinvoltura senza sembrare un bidoncino della differenziata rivestito di lana.

Oddio, c’è proprio il vuoto.